Oristano. Festa del Rimedio

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Secondo la tradizione il culto della Madonna del Rimedio a Oristano sarebbe cominciato nel XVII secolo, quando l’attuale Basilica era l’antica parrocchia di Nuracraba, ora Donigala Fenughedu, e la popolazione devota alla madonna fu salvata dalla peste. Il 7 settembre 1952, il santuario ebbe la solenne incoronazione della Beata Vergine del Rimedio, alla presenza del cardinale Federico Tedeschini. Due anni dopo la Madonna del Rimedio fu proclamata compatrona dell’Archidiocesi, quando il 5 ottobre 1954 il cardinale Alfredo Ottaviani, allora pro segretario della Congregazione del Santo Uffizio, presiedette la solenne cerimonia di proclamazione. Con Lettera apostolica del 26 aprile 1957 il Santuario venne elevato alla dignità di Basilica minore. Da allora è sempre più forte negli oristanesi la devozione alla Beata Vergine tesoriera del cielo e dispensatrice dei doni divini.

L’ultimo miracolo di cui si ha testimonianza scritta risale al 1962, quando un contadino di Tramatza paralizzato in seguito a un incidente da dodici anni riacquistò l’uso delle gambe durante una funzione religiosa. E’ proprio pensando agli interventi miracolosi che i fedeli amano cantare il “Gosos de Nostra Segnora de su Remediu”

Cherinde restaurare

Custa santa devozione,

Cun occulta relazione

Azis cherfidu mustrare

Cudd’affettu singulare

E amore maternale.

Valida testimonianza dell’importanza del culto degli oristanesi è la straordinaria quantità di ex-voto raccolta all’interno del santuario.

Ogni 8 settembre, dopo la partecipatissima novena alla quale, solitamente per voto, ci si reca a piedi si celebra la “festa del Rimedio”, la più sentita dagli oristanesi, sia per quanto riguarda la partecipazione alle funzioni religiose, sia ai festeggiamenti pagani. Nella giornata della Madonna i fedeli affollano la Basilica per tutto il giorno: le messe si susseguono ogni ora e sembra che non siano mai abbastanza per la moltitudine di persone che giunge al Rimedio dopo aver attraversato il ponte sul fiume Tirso. Anche quest’anno nel piazzale adiacente alla Basilica alla presenza delle più alte autorità cittadine e provinciali e di migliaia di fedeli mons. Ignazio Sanna ha presieduto la solenne concelebrazione in onore della Beata Vergine. A lei quest’anno l’arcivescovo ha voluto affidare l’intera diocesi: “La Madre di Dio -ha detto l’arcivescovo – non è solo un titolo con cui si onora la Vergine, ma è soprattutto un ruolo che lei continua a svolgere anche oggi nel popolo di Dio. Maria ci porta Dio, Maria ci porta a Dio. La nostra preghiera a Maria, perciò, questa sera, vuole essere un’implorazione perché Lei porti a Dio suo Figlio la nostra famiglia diocesana” . Mons. Ignazio Sanna ha dunque lanciato un appello alle istituzioni civili affinché anteponendo il bene comune agli interessi personali si prendano cura dei bisogni dei più deboli. Uno sforzo da compiere soprattutto per i giovani che devono essere considerati e aiutati perché essi “sono il futuro ma non hanno futuro”. Monsignor Arcivescovo ha poi voluto concludere la sua omelia con un auspicio per tutti i fedeli: “Mi auguro – ha detto – che nei corridoi della vostra vita possiate sempre trovare qualcuno, che, in nome di Dio, vi salvi dal pericolo e vi dica: tu vieni con me. In alcune lingue africane, per dire “mi trovo molto lontano” si usa la frase: “madre mi sono perduto”. Ebbene, se qualcuno si sente lontano, si trova solo con il suo dolore e il suo smarrimento, abbia il coraggio di rivolgersi a Maria nel segreto del suo cuore e di dirle: “madre mi sono perduto”. Ella non abbandona nessuno. Per questo, con rinnovata fiducia, la preghiamo ancora una volta: Tesorera celestiale, divina dispensadora: Alcanzadenos Segnora, remediu pro dogni male.”

Dopo la funzione religiosa si è dato avvio come sempre alla parte meno sacra della festa, ma non per questo carente di tradizioni: migliaia di fedeli hanno potuto fermarsi nei vari stands per gustare muggini e anguille arrosto e il dolce torrone di Tonara.

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