Anche quest’anno il 14 settembre nella bellissima Chiesa di San Francesco a Oristano si sono tenuti i festeggiamenti religiosi per la solennità dell’Esaltazione della Santa Croce. La festa è molto sentita dalla popolazione del capoluogo tanto da essere spesso comparata per partecipazione e sentimento alla festa del Rimedio. “Santa Croce” come semplicisticamente la chiamano gli oristanesi rimanda a un’antichissima tradizione: una festa che già da tempi remoti richiamava migliaia di persone dall’intera Sardegna, per il suo lato religioso e per il lato pagano, la fiera nell’antica “Prazza ‘e bois” ora conosciuta come “Foro Boario”e il Palio che si correva nel quartiere di Sa Rodia. Per quanto ci tramanda la tradizione la festa segnava l’apertura dell’annata agraria e richiamava pastori e agricoltori che davano avvio a una grande compravendita all’ingresso della città. Per molto tempo la festa è stata interrotta, per motivi che non ci sono noti, ma proprio in questi ultimi anni un comitato spontaneo, l’Associazione culturale festeggiamenti di Santa Croce, ha riportato in vita la tradizione. La stessa associazione ogni anno manda in stampa un volume, il diario “Sagra di Santa Croce…Storia, Fede, Tradizione”, curato da Beppe Meloni, collaboratore come me del giornale diocesano l’arborense.
Quest’anno non sono mancati i problemi legati al maltempo e all’assenza delle tradizionali corse dei cavalli. L’associazione Cavalieri Sa Sartiglia aveva annunciato da tempo che se il Comune non avesse destinato una pista per gli allenamenti in rispetto delle basilari condizioni di sicurezza non si sarebbe tenuto il Palio e così è stato.
Per quanto riguarda la tradizione religiosa invece, i festeggiamenti si sono tenuti senza problemi, Dopo il triduo in preparazione alla festa seguito dal parroco di Marrubiu e Sant’Anna don Antonello Cattide. Il 14 settembre, giorno della festa, alle ore 11 è stata celebrata da fra Salvatore Sanna, Ministro Provinciale dei Frati Minori Conventuali di Sardegna, la Santa Messa Solenne. Alle 18 è partita da San Francesco la processione con la reliquia della vera Croce, che si è snodata per le vie del centro storico. Alla fine della processione l’Arcivescovo Ignazio Sanna ha presieduto la Santa Messa animata dal Coro “Città di Oristano”, alla presenza delle autorità cittadine e di centinaia di fedeli. Il presule Arborense, nella sua omelia, ha sottolineato come spesso si pensi alla croce solo come un simbolo di sofferenza, dolore e morte, e come invece essa abbia anche “un altro significato che può essere capito solo con l’intelligenza della fede. Alla luce della fede, si esalta la croce di Gesù, non come simbolo di morte, bensì come simbolo dell’amore più grande. Quell’amore descritto dal Vangelo che abbiamo ascoltato, secondo il quale “Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna” (Gv 3, 16). “Nessuno, precisa Gesù nel vangelo di Giovanni, ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici” (Gv 15, 13). Il gesto di amore divino oggi è imitato in molti luoghi e in molte circostanze, dove, per amore di Gesù, si compiono prodigi di generosità, di altruismo, di dedizione totale”. “E’ vero -ha continuato mons. Ignazio Sanna – che abbiamo il dono della fede e della speranza. Ma non per questo dobbiamo chiedere il privilegio di scendere dalla croce. Dobbiamo chiedere, piuttosto, il coraggio di portarla con fede e dignità. Ognuno di noi appende le stelle dei suoi desideri sull’orizzonte del proprio futuro. Su quell’orizzonte, però, con sorpresa, compare Gesù, “che umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce. Per questo Dio l’ha esaltato”” (Fil 2, 8-9). E’ questo Gesù che ci salva. Se ne cerchiamo un altro, ci sbagliamo. Con la sua croce, Egli ci ha liberato nella morte ma non dalla morte. La sua croce è la vigilia dell’alba di risurrezione. Per questo la esaltiamo. Per questo preghiamo che essa illumini di speranza il nostro presente e il nostro futuro”.

ottobre 17th, 2009 at 23:59
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